Sostenere i piccoli all’estero

Alle piccole e medie imprese servono supporti concreti per affrontare nuovi mercati e soprattutto per continuare a presidiarli. Per le istituzioni locali occorre superare il modello che replica gli strumenti utilizzati centralmente, a favore di sostegni operativi più diretti.

In un momento in cui in cui due pilastri del sostegno pubblico all'internazionalizzazione, l'ICE e le camere di Commercio, sono oggetto di un profondo ripensamento, vale forse la pena riflettere sulla validità del modello finora seguito per sostenere le imprese nelle attività di promozione e sviluppo di nuovi mercati, in funzione di futuri assetti che auspicabilmente possano meglio rispondere alle esigenze del mondo produttivo.

Il modello finora seguito può essere inquadrato su due livelli: un livello centrale, con Ministeri ed enti dedicati (ICE, SIMEST, SACE, ENIT…), e un livello locale che vede coinvolte le Camere di Commercio e in buona misura le amministrazioni locali, soprattutto le Regioni, ma non di rado anche le Provincie o singoli Comuni.

Oltre al problema ampiamente noto della frammentazione dei soggetti coinvolti e del loro scarso coordinamento, soprattutto a livello locale, ce n’è un altro, meno evidente ma altrettanto critico. Si tratta del tipo di supporto che viene offerto alle imprese. Per entrambi i livelli di intervento i principali strumenti adottati sono la partecipazione a fiere e le missioni istituzionali. Le prime sono più direttamente legate ai settori e ai relativi operatori, mentre le seconde permettono di entrare in rapporto con interlocutori privilegiati dei paesi esteri, come organi di governo centrale o locale, i quali possono facilitare lo sviluppo di relazioni economiche e l'apertura di nuovi spazi di mercato.

Questa impostazione si rivela efficace per le imprese di grandi dimensioni che hanno competenze, risorse, capacità organizzativa e chiarezza strategica per riuscire a sfruttare l'apertura istituzionale e sviluppare rapporti su un terreno di più concreta operatività, riuscendo nel tempo a consolidarli.

Lo stesso modello, applicato a livello locale, non è altrettanto efficace. Se è vero che localmente possono meglio essere individuati paesi e settori maggiormente compatibili con le specializzazioni produttive prevalenti di un singolo territorio, di cui le associazioni di categoria si fanno portavoce partecipando ai progetti, ciò che non funziona è il limitare il supporto al solo momento del contatto iniziale. Occorre ricordare che le iniziative territoriali sono rivolte per lo più alle imprese minori, quelle non coinvolte nei grandi progetti nazionali, e tali imprese hanno difficoltà a muoversi autonomamente in mercati nuovi. Sia che partecipino a una fiera, sia che vengano coinvolte in un viaggio/missione di rappresentanza, una volta incontrati i potenziali interlocutori manca loro la capacità di procedere con le proprie gambe, con personale adeguato, capacità organizzativa, competenze di marketing e risorse per sviluppare e consolidare i rapporti.

Le grandi imprese sanno come fare e hanno i mezzi per farlo, le piccole spesso non hanno né la consapevolezza né i mezzi.

Nel ripensare il sistema di supporto allo sviluppo dei mercati esteri, quindi, occorrerebbe tenere maggiormente conto di questo dualismo, seguendo un modello che a livello centrale, e a favore delle grandi imprese (e comunque dell'indotto di PMI che esse alimentano), favorisca soprattutto l'avvio di contatti e relazioni qualificate, mentre a livello decentrato indirizzi risorse verso strumenti più operativi. Questo, se realizzato con soluzioni tarate sulle caratteristiche dimensionali e settoriali delle imprese, potrebbe contribuire a ridurre la distanza fra le loro aspettative e ciò che viene offerto, permettendo anche di farne riconoscere il valore.

Un segnale positivo in tal senso viene dal recente orientamento che il Ministero dello Sviluppo Economico, in collaborazione con ICE Agenzia, sta seguendo nel mettere a punto interventi concreti che diano alle imprese la possibilità di essere accompagnate nei loro percorsi di sviluppo all'estero. La direzione è quella giusta per dare loro l'aiuto di cui necessitano, anche se poi si dovrà pure stimolare l'accrescimento delle competenze al loro interno per renderle maggiormente autonome.

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