Come le PMI italiane stanno affrontando la crisi del Covid-19

L'importanza della diversificazione e dello sviluppo di nuovi servizi

La pandemia dovuta al Covid-19 ha pesantemente condizionato l’attività economica delle piccole e medie imprese (PMI) mettendo in discussione il funzionamento delle filiere produttive e i tradizionali sbocchi di mercato. Per affrontare una situazione così complessa, le PMI italiane hanno cercato di diversificare il proprio business, investendo in nuovi prodotti e/o nuovi mercati, e di sviluppare nuovi servizi per i loro clienti. Combinando tra loro i processi di diversificazione (prodotto/mercato) e di servitizzazione (sviluppo nuovi servizi), il nostro studio, che verrà presentato alla prossima conferenza Sinergie-SIMA 2021, ha messo in luce (partendo da un’analisi cluster) quattro diversi gruppi (cluster) di PMI italiane che, durante la pandemia, hanno attivato percorsi diversi di risposta alle sfide poste dal COVID-19.

Il primo cluster rappresenta quelle PMI (10,5% del campione) che durante la pandemia non hanno mostrato alcun percorso di risposta non avendo attivato alcuna strategia sia in termini di diversificazione che di sviluppo di nuovi servizi, dimostrando una certa staticità. Infatti, queste imprese non hanno effettuato attività di R&S, hanno avuto poca interazione con i clienti che si sono limitati a chiedere una riduzione del prezzo e hanno investito mediamente poco nell’uso delle tecnologie digitali (ICT e Industria 4.0).

Il secondo (27,3% del campione) e il terzo cluster (25,3% del campione), rappresentano le PMI che hanno attivato dei percorsi di risposta alla crisi basando la loro strategia sulla combinazione tra un medio livello di diversificazione e un (rispettivamente) basso-medio livello di servitizzazione. A differenza del primo, le PMI del secondo e del terzo cluster si sono dimostrate abbastanza reattive, effettuando delle attività di R&S funzionali per lo sviluppo di nuovi prodotti/servizi e per definire delle strategie utili per il post-Covid. I clienti, durante la pandemia, hanno richiesto una maggiore attenzione al prezzo ma anche prodotti/servizi personalizzati e, le PMI del secondo cluster, anche maggiori prodotti/servizi innovativi. Buona parte delle imprese di entrambi i cluster (il secondo più del terzo) ha incrementato l’uso delle tecnologie digitali durante la pandemia, soprattutto per migliorare la relazioni con clienti e dipendenti, quelle del secondo cluster lo hanno fatto anche per migliorare la relazioni con i fornitori. L’investimento nelle tecnologie digitali viene confermato come significativo anche nel periodo post-pandemia: le imprese del secondo cluster prevedono di utilizzare le tecnologie per migliorare il processo produttivo, mentre quelle del terzo in particolare per sviluppare nuovi prodotti innovativi.

Infine, il quarto e ultimo cluster emerso (37,0% del campione) raggruppa le PMI che hanno mostrato di aver messo in pratica il percorso di risposta alla crisi Covid-19 più innovativo, attraverso un alto livello di diversificazione dei prodotti/mercati e di servitizzazione. Tale cluster è quello con la più alta percentuale (20,0%) di aziende che durante la pandemia hanno aumentato il loro fatturato. Queste imprese sono state in grado nel breve di raddoppiare la propria propensione al mercato B2C (che è passato dal 7,4% al 13,7%). La maggiora parte delle PMI di questo quarto cluster ha non solo effettuato attività di R&S per lo sviluppo di nuovi prodotti/sevizi e per ridefinire la propria strategia, ma anche fortemente investito in tecnologie digitali, in particolare per relazionarsi con il cliente. Per la maggior parte delle imprese che hanno attivato questo percorso, le tecnologie digitali nel periodo post-pandemico avranno un’importanza strategica per migliorare tutti i diversi processi aziendali.

grafico management notesIl nostro studio restituisce un quadro per certi versi sorprendente della capacità di reazione delle PMI italiane. Non solo quasi il 90% delle imprese del campione, durante la pandemia, ha messo in pratica delle azioni innovative, ma un numero consistente di imprese (37%), quelle appartenenti al quarto cluster, hanno dimostrato la capacità di attivare un percorso di risposta alla crisi altamente innovativo, combinando contemporaneamente un alto livello di diversificazione e di servitizzazione, puntando su R&S e su un intenso uso delle tecnologie digitali.

L’evoluzione del mercato nei prossimi mesi e/o anni ci dirà se questo sforzo di innovazione sarà stato sufficiente per rispondere alle nuove sfide emerse. Quello che possiamo affermare oggi è che questa crisi ha spinto una quota davvero significativa di imprese a reagire con grande rapidità e decisione attraverso investimenti mirati che hanno permesso di ridefinire in breve tempo la propria strategia.

* Professore Associato di Economia e Gestione delle Imprese – Università di Padova; marco.bettiol@unipd.it

**Assegnista di ricerca Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali – Università di Padova; mauro.capestro@unipd.it

***Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese – Università di Padova; eleonora.dimaria@unipd.it

° Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese – Università Ca’ Foscari, Venezia; micelli@unive.it

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