Macchine intelligenti come noi?

Le macchine ed i prodotti dei prossimi anni saranno capaci di apprendere, di evolvere e sembreranno dotati di sentimenti.

E’ di qualche giorno addietro la notizia che AlphaGo, il robot di Google, ha battuto per ben quattro volte su cinque il campione mondiale di Go, il gioco che richiede di sviluppare strategie anche di tipo creativo.

Questo fatto ha stupito moltissimi e anche parzialmente gli stessi costruttori del robot, poiché non si pensava che un computer potesse battere un essere umano, il migliore al mondo, in un gioco molto complesso che richiede intuito e creatività. Mentre è considerato molto più accettabile che ciò accada in giochi come gli scacchi, dove le strategie, anche con una quantità enorme di possibili combinazioni, possono essere codificate e immagazzinate nella memoria di un computer.

Dove invece entra in gioco la creatività, si riteneva che gli esseri umani mantenessero un vantaggio incolmabile rispetto ai programmi dei computer. In effetti, l’intelligenza artificiale di tipo cognitivo è basata su sistemi esperti, cioè programmi che cercano di seguire le regole che un esperto userebbe per affrontare un problema. E in questo modo è molto difficile per un computer essere meglio di un vero esperto, se entrano in gioco strategie nuove per affrontare un problema.

Tuttavia l'intelligenza artificiale ha compiuto un grande balzo negli ultimi anni, a partire soprattutto da un paradigma totalmente nuovo sviluppatosi dalla metà degli anni 80, le cosiddette reti neurali. Si tratta di programmi capaci di formare un modello di rappresentazione della realtà del tutto autonomo rispetto a quanto farebbe un essere umano. Questo modello è costruito dal programma attraverso un “apprendimento profondo”, fondato sull'osservazione di un numero elevatissimo di dati o di situazioni. Questo “apprendimento” si basa su tentativi ed errori, sulla cui base il programma riformula gli schemi di rappresentazione e riprova di nuovo. Tale processo può richiedere milioni di tentativi, fino a che non si arriva a modelli soddisfacenti.

Ciò significa che oggi l'intelligenza artificiale non cerca di riprodurre la conoscenza e i modi con cui una persona affronta un problema, ma vuole dotare una macchina di un'altra qualità umana, cioè della capacità di apprendere.

La rappresentazione della realtà che una macchina compie attraverso le sue reti neurali è, anche se basata su un approccio simile, tuttavia del tutto diversa da quella di un essere umano, il quale apprende in modo più ampio rispetto al solo riconoscimento degli errori e senza la necessità di esaminare miliardi di dati.

L'intelligenza artificiale moderna sembra dotare le macchine di "conoscenza", "intuito", e "creatività", perché consente che esse affrontino problemi in un ambito specifico con soluzioni anche più efficaci e originali rispetto a quanto farebbe un essere umano molto bravo in quel campo. Possiamo aspettarci tra pochissimi anni (non decenni) macchine in grado di esprimere valutazioni di carattere estetico o di tipo emozionale: “questo è bello e quell’altro è brutto”, oppure “questo è spiritoso e quest’altro è noioso”. O anche di proporre in modo “creativo” forme nuove, ipotesi non avanzate in precedenza o soluzioni innovative. In realtà non si tratterà di senso estetico o di emozioni o di doti creative, ma della capacità di formare modelli di rappresentazione della realtà appresi sulla base dell’esame di una serie innumerevole di situazioni in cui sono state espresse valutazioni estetiche o emozionali o sono state prodotte ipotesi o soluzioni originali.

I nuovi prodotti che vedremo apparire sul mercato nei prossimi anni, dalle auto senza conducente ai robot umanoidi, dagli elettrodomestici intelligenti agli assistenti per gli acquisti, saranno basati su questi sistemi d’intelligenza artificiale. Saranno macchine capaci di apprendere, di sembrare persino dotate di sentimenti, di evolvere insieme al contesto in cui opereranno. Non sarà intelligenza umana, non saranno emozioni vere, non sarà evoluzione in senso proprio, ma sembreranno tali a ognuno di noi.

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